Cani e Lupi, storia mitologia e tradizioni

Canis … e Lupus

L’uomo non è l’unica entità che ha attraversato la storia: lungo la strada è sempre stato affiancato dagli animali e alcuni in particolare gli sono stati tanto vicini da meritare un posto nella nostra mitologia e cultura, Canis e Lupus, i Cani ed i Lupi.

Un articolo di Andrea Bugatti

Cani e Lupi: amici e nemici

Molte sono le leggende che riguardano questi fantastici (e non lo dico in senso magico) animali, dove vengono raffigurati sempre con ruoli ben definiti: leali compagni dell’uomo come Argo, guardiani delle soglie che l’essere umano non può varcare come Anubi e Cerbero, protettori delle anime come i Cadejo Bianchi e Xolotl e per finire, selvaggi avversari dove possiamo definirli “non proprio i migliori amici dell’uomo”, come il lupo Fenrir.

Cani, lupi, sciacalli, volpi.

La lista che qui vi proponiamo divide i nostri amici (nemici) quadrupedi in base proprio a questi ruoli.
Iniziamo quindi con…

Leali compagni dell’uomo: cani storici

Una lunga attesa: non solo Argo

Al primo posto, tra i più famosi cani conosciuti come simbolo di fedeltà abbiamo ARGO, il cane di Odisseo (il vero nome del personaggio latino Ulisse).
Allevato dall’eroe come cane da caccia, è famoso per la sua presenza nel finale dell’Odissea dove, nonostante sia ormai vecchio, debole, stanco e tormentato dalle zecche, riconosce immediatamente il suo padrone Odisseo (travestito da mendicante) e dopo averlo lungamente atteso, agita per
l’ultima volta la coda, abbassa le orecchie e pochi istanti dopo spira.
Secondo l’epica, l’unica lacrima che Ulisse versa una volta tornato a Itaca, è proprio per il suo fedele compagno morto dopo averlo atteso per vent’anni.

Il cane è dunque diventato un simbolo di estrema lealtà non certo per caso, ma non è necessario scavare nell’antichità per trovarne di simili; tra l’800 ed il 900 vissero cani che attesero il loro padrone e divennero simbolo di lealtà, alcuni più vicini di quanto s’immagini:

FIDO – Italia

Vi siete mai chiesti perché questo nome è sulla bocca di tutti?
Ecco perché!
Carlo Soriani, operaio, trovò un cucciolo in un fossato ed il cane, incrocio di un pointer inglese, gli si affezionò tanto che lo accompagnò ogni giorno alla corriera che Carlo prendeva per andare al lavoro.
Nel 1943, a causa dei bombardamenti, Carlo Soriani morì sul posto di lavoro.
Fido per i quattordici anni successivi, ogni giorno si presentò alla fermata della corriera in attesa, vana, del rientro del suo padrone.
Il Comune di Borgo San Lorenzo decise di omaggiare Fido con un monumento collocato in Piazza Dante, ove si trova tutt’oggi.

GREYFRIARS BOBBY – Scozia

Questo cane di razza terrier appartenne a John Gray, guardia notturna presso la Polizia di Edimburgo.
I due furono inseparabili per quasi due anni.
Nel febbraio 1858 Gray morì di tubercolosi e venne seppellito nel cimitero circostante Greyfriars Kirk.
Bobby, trascorse i successivi quattordici anni facendo la guardia alla tomba del proprio padrone.
Si allontanava per mangiare presso il ristorante vicino al cimitero e, a detta di alcuni, passava i freddi inverni nelle case dei vicini.
Bobby morì nel 1872 e non potendo seppellirlo nello stesso cimitero, in quanto terra consacrata, fu sepolto sotto il South Bridge presso il Greyfriars
Kirkyard, non lontano dalla tomba di John Gray.

HACHIKŌ – Giappone

Cane di razza akita divenuto famoso per la sua grande fedeltà nei
confronti del padrone, il professor Ueno, agronomo del dipartimento dell’Università Imperiale di Tokyo.
Nel maggio 1925 Ueno morì stroncato da un ictus mentre era all’università. Hachikō, come ogni giorno, si presentò alla stazione alle cinque del pomeriggio ma il professore non arrivò.

Dopo la morte di Ueno il cane si recò ogni giorno, per quasi dieci anni, ad attendere alla stazione dei treni di Shibuya.
Nell’aprile 1934 venne realizzata una sua statua in bronzo posta alla
stazione di Shibuya e un’altra a Ōdate, sua città natale.
L’8 marzo 1935 Hachikō morì all’età di undici anni e in tutto Giappone venne dichiarato lutto nazionale.
Negli anni la sua storia divenne soggetto di film e libri e inoltre, una delle cinque uscite della stazione di Shibuya è denominata “Hachikō-guchi” (ingresso Hachikō) in suo onore.

SHEP – Stati Uniti

Cane di razza Border Collie divenuto famoso poiché, dopo la morte del padrone nel 1936, ne attese invano il ritorno lungo i binari della stazione di Fort Benton (Montana, Stati Uniti d’America), fino al giorno in cui morì, travolto da un treno.
Era il cane di un pastore che purtroppo si ammalò e morì in ospedale.
Quando i parenti ne richiesero la salma, non fecero richiesta d’avere con se anche il cane che non fu fatto salire sul treno che portò via la salma del padrone.

Da allora, per i successivi sei anni, Shep tendeva l’orecchio attendendo gli unici quattro treni che passavano per la stazione di Fort Benton.
Col passare degli anni, il suo stato di salute peggiorò, specie a livello di udito ed il 12 gennaio 1942, Shep non udì il treno che sopraggiungeva alle sue spalle, rimanendone travolto.
In suo onore ci furono commemorazioni e negli anni furono eretti diversi memoriali per celebrare la fedeltà di questo cane.

Il più paziente

C’è da dire che se i tempi d’attesa di questi cani fossero considerati un record mondiale, il titolo di “più fedele e paziente” tra i nostri cari amici quadrupedi, resta nelle man… volevo dire, nelle zampe dell’imbattuto Argo con i suoi vent’anni di attesa!
Diciamolo… nessun essere umano avrebbe tanta pazienza.

Cani e lupi, amici dell’uomo nella mitologia

LA LUPA CAPITOLINA – Lupo d’Italia

Non ci si può definire italiani senza conosce la leggenda della lupa collegata alla fondazione della città di Roma.

Secondo il mito re Numitore, discendente diretto di Enea, ebbe in eredità l’antico regno di Alba Longa, ma il fratello più giovane Amulio usurpò il trono.
Dopo aver ucciso i nipoti maschi, costrinse la nipote Rea Silvia a diventare vestale (sacerdotessa della Dea Vesta) togliendole la speranza di diventare
madre a causa del voto di castità.
Tuttavia il dio Marte s’invaghì della fanciulla e dopo averla posseduta con la forza in un bosco sacro, la rese madre dei gemelli Romolo e Remo.

Saputo il fatto, Amulio fece uccidere la nipote seppellendola viva, pena prevista per le vestali che non rispettavano il voto di castità.
Temendo poi che i due pargoli potessero un giorno essere per lui una minaccia, decretò che fossero abbandonati nel fiume e lasciati alla corrente.
La forza del fiume però non ebbe la meglio sui gemelli che si salvarono.
Una lupa, scesa dai monti al fiume per abbeverarsi, fu attratta dai vagiti dei bambini, li raggiunse e si mise ad allattarli.
Vuole la tradizione che anche un picchio portò loro del cibo (entrambi gli animali sono sacri ad Ares).
In seguito Romolo e Remo furono trovati dal pastore Faustolo, il quale insieme alla moglie Acca Larenzia decise di crescerli come suoi figli, sino al momento della rivelazione sulla loro vera discendenza.

LELAPO E MERA – Canis Major e Canis Minor

Ci spostiamo nuovamente in Grecia.
Il cane venne annoverato come undicesimo simbolo nello zodiaco cinese ma esistono due costellazioni che rappresentano mitologicamente Lelapo, il Canis Major (cane maggiore) e Mera, il Canis Minor (cane minore):

LELAPO

Nella mitologia classica era il cane più veloce esistente.
La sua leggenda è uno dei primi paradossi del mondo: a Tebe c’era una creatura malvagia che devastava le campagne, la volpe di Teumesso, tanto veloce da non essere mai stata catturata.
Tuttavia il cane da caccia Lelapo era destinato ad acchiappare qualsiasi cosa gli capitasse a tiro.
I due presero ad inseguirsi e scattarono tanto veloci che fu difficile seguirli con gli occhi.
Lelapo riuscì ad avvicinarsi alla volpe quasi a poterla afferrare tra le mascelle, ma inevitabilmente la volpe sfuggiva ai suoi attacchi, condannando entrambi ad una corsa senza fine.
Zeus collocò Lelapo in cielo come costellazione del Cane Maggiore.

MERA

Il mito che circonda questa cagnolina racconta che Dioniso, per ringraziare Icaro di Atene della sua ospitalità, gl’insegnò come fare del buon vino, a patto che lo condividesse con altri.
Icaro offrì il vino come gli disse il dio, ma i pastori che lo bevvero si ubriacarono a tal punto da credere di essere stati avvelenati.
Presi dall’alcol i pastori uccisero il povero Icaro gettandolo in un pozzo.
Sua figlia Erigone non trovandolo iniziò le ricerche e, seguendo l’abbaiare della cagnolina Mera, ne ritrovò il corpo e disperata si uccise anch’ella.
Mera restò al fianco dei suoi padroni deceduti e Zeus la trasformò nell’odierna costellazione del Cane Minore.

MORTI INGIUSTE – Gelert e San Guinefort

Annoveriamo sotto un unico paragrafo questi due cani, poiché la loro storia è pressoché identica, ad eccezione di pochi particolari: Gelert, un cane da caccia del Galles e Guinefort, un levriero francese.
Le storie raccontano questo: il cane fu lasciato a guardia del castello dove c’era anche il figlio del padrone, di appena pochi mesi.
Al suo ritorno, il padrone trovò la stanza del figlio messa a soqquadro, senza trovare traccia del neonato, ed il cane con il muso coperto di sangue. Preso dall’ira e credendo che il cane avesse divorato il bambino, il cavaliere lo uccise.

Pochi istanti dopo un vagito attirò la sua attenzione; il pargolo era sano e salvo e accanto a lui giaceva un animale morto (una vipera per Guinefort ed
un lupo per Gelert).
Resosi conto del tremendo errore, il cavaliere si rammaricò per l’ingiusta sorte del fedele animale e gli riservò una sepoltura con tutti gli onori.
Per quanto riguarda Guinefort col passare degli anni sulla tomba del martire canino iniziarono ad accumularsi offerte in segno di gratitudine per i miracoli attribuiti al cane, soprattutto a tutela dei bambini, sino a dargli una forma umana e santificarlo.

PAN HU – Il principe cane

Pan Hu, il cane-drago, è una figura importante nei miti cinesi, tradotti in altre lingue asiatiche essendo una figura molto importante per molti gruppi etnici cinesi.
Il mito che lo riguarda riporta che questa creatura si trasformò in un uomo e sposò una principessa.

La crisalide d’orata

Migliaia di anni fa, nel paese ora noto come Cina, viveva un Re la cui moglie iniziò a soffrire d’un terribile mal d’orecchi che la tormentò per tre anni.
Nessuno fu in grado di guarirla tranne un potente mago che estrasse dall’orecchio della Regina uno strano bozzolo dorato.
Ella decise di conservare la crisalide dentro un barattolo d’argilla che coprì poi con un piatto.

Passarono alcuni giorni e dal bozzolo uscì un cane chiazzato che crebbe assai rapidamente, diventando l’animale prediletto di tutta la corte.
Il Re in questione aveva un contrasto con il Re del reame vicino ed offrì in sposa sua figlia a chiunque gli portasse in dono la testa del suo nemico.
Pah Hu non appena sentì questo, decise di tentare l’impresa.
Alcuni giorni dopo Pan Hu ritornò a casa portando con se la testa del
nemico del suo Re, il quale ordinò che si sfamasse il prode cane con ogni
delizia possibile, ma Pan Hu si rifiutò di mangiare.
Dopo tre giorni di digiuno, il Re si chiese se il comportamento del cane avesse a che fare col fatto che non avesse mantenuto la promessa dandogli in sposa la figlia.
Con sua sorpresa il cane gli rispose che il motivo era proprio quello.

La campana d’oro

Per risolvere la strana situazione, Pan Hu disse al suo re di metterlo sotto una campana d’oro per sette giorni, al termine dei quali sarebbe uscito mutato in uomo per sposare la principessa.
Il re lo accontentò tuttavia, la principessa inconsapevole, vedendo Pan Hu sofferente volle dargli un po’ d’acqua ed il sesto giorno sollevò la campana, spezzando involontariamente l’incantesimo.
Pan Hu ottenne così un corpo umano ma la sua testa rimase quella di un cane.

Ciò nonostante Pan Hu sposò la principessa e da lei ebbe sei figli e sei figlie, i 12 capostipiti dei clan Yao del sud della Cina.

Q’URSHA – Compagno georgiano

Cane leggendario della mitologia georgiana, il suo nome significa “orecchio nero”.

Si diceva fosse nato da un corvo o da un’aquila e talvolta è raffigurato avente ali d’aquila.
A parte le sue ali, Q’ursha veniva descritto con zampe colossali, labbra d’oro e occhi grandi come setacci.
Gli furono attribuite abilità soprannaturali come un fragoroso abbaio, capacità di compiere salti enormi e un’abilità infallibile di rintracciare la preda.

Compagno di Amirani

È spesso associato al semidio Amirani, l’eroe nazionale georgiano figlio della dea della montagna Dalì e di un cacciatore mortale.
Dopo aver viaggiato molto e aver affrontato demoni e draghi, Amirani volle sfidare Dio stesso ma egli lo punì incatenandolo ad un palo e richiudendolo con Q’ursha in una grotta.
Il cane leccò costantemente le catene per indebolirle e liberare il padrone, ma ogni anno, poco prima che le catene si spezzino, esse si riforgiano impedendo che Amirani si liberi del tutto.

Compagno di Betkil

In altri racconti è il compagno del cacciatore mortale Betkil.
La dea Dalì lo prese come suo amante, ma la dea lo imprigionò in una caverna quando scoprì di essere stata tradita.
Betkil invia Q’ursha per chiedere aiuto ed il cane tornò con gli abitanti del villaggio che lanciarono al cacciatore delle corde, ma la montagna diventò più alta e Bektil morì cadendo.

In altre versioni della storia, Betkil affamato decise di uccidere Q’ursha, ma alla fine non riuscì a sacrificare il cane per sfamarsi.

Cani e lupi: guardiani delle soglie e spiriti protettori

Se i più fedeli tra questi quadrupedi sono mortali ed il loro rapporto con l’uomo è “paritario” per così dire, qui si entra in un campo più divino e spirituale in cui cani e lupi possono essere visti come superiori all’essere umano.
Hanno funzioni spesso ambivalenti: essi mutano i loro propositi divenendo protettori e accompagnatori degli esseri umani, sia in vita che oltre la morte, oppure feroci custodi verso chi non rispetta la loro autorità ed il territorio dato loro da proteggere.

AMAROK – Il lupo degli Inuit

Il termine “Amarok” è usato dagli Inuit groenlandesi per descrivere un lupo gigantesco della loro mitologia, che perseguita e divora chiunque sia così stupido da cacciare da solo di notte.
A differenza dei lupi che cacciano in branco, Amarok è un lupo solitario.
Nel libro “Racconti e tradizioni dell’Eskimo” di Hinrich Johannes Rink, si raccontano diverse leggende popolari su questo lupo che viene venerato, catturato o ucciso:

Il ragazzo bullizzato

In un racconto, un ragazzo bullizzato e debole cercò di aumentare la sua forza. Per realizzare il suo desiderio comparve Amarok che lo abbatté con la sola forza della coda, facendo espellere al ragazzino alcune piccole ossa. Amarok affermò che le ossa avevano impedito la sua crescita e gli
ordinò di tornare ogni giorno per sviluppare la sua forza. Dopo diversi giorni di lotta col lupo, il ragazzo fu abbastanza forte da abbattere tre grandi orsi, guadagnandosi la stima del villaggio;

L’uomo in lutto

In un’altra storia, un uomo in lutto per la morte d’un parente scoprì che un Amarok era vicino così, insieme ad altro parente, decise di mettersi alla sua ricerca. L’uomo trovò i cuccioli dell’Amarok e li uccise ma, preso dal terrore per ciò che ha commesso si nascose. Quando l’Amarok adulto tornò dalla prole, il peso della colpa si fece sentire e l’uomo confessò quanto fatto. L’Amarok a cui nulla sfuggiva, prese allora la sua anima

ANUBI – Lo “sciacallo” d’Egitto

Anubi, dio egizio protettore delle tombe, dell’imbalsamazione e guida dell’anima nel mondo dei morti, presiedeva alla cerimonia della Psicostasia, la “pesatura del cuore” (considerato la sede dell’anima); se l’organo risultava dello stesso peso della piuma di Maat (verità), o più leggero, il trapassato aveva condotto una vita virtuosa e poteva raggiungere i campi Aaru presso Osiride.
Se invece pesava più della piuma, il cuore veniva divorato dal mostro Ammit ed il suo possessore condannato a rimanere in eterno nel Duat, senza speranza d’immortalità.

Universalmente riconosciuto come ibrido uomo-bestia (testa di sciacallo e corpo di uomo), le sue più antiche rappresentazioni in geroglifici, pitture murali, amuleti o statue, lo raffigurano in forma animale, un canide nero accucciato ma all’erta, posato su un reliquiario o un altro oggetto del corredo funebre.
La sua più antica rappresentazione zoomorfa è in una tavola risalente alla I dinastia.
Solo verso la fine della II dinastia apparvero le prime rappresentazioni di divinità ibride combinanti uomo e animale.

L’aspetto fisico di questa divinità comunque è più complesso di quanto non ci si aspetti; recenti studi infatti non lo identificherebbero con uno Sciacallo, bensì con il Lupo Africano (sebbene sia poco credibile visto l’alta presenza di sciacalli sia in Egitto che in Israele).
L’aspetto di questa divinità è un incrocio tra cane, lupo, sciacallo, iena o volpe, tutti animali dall’aspetto simile che vivono nel deserto e vicino ai cimiteri.

ARALEZ – Il cane guaritore armeno

Aralez (“colui che sempre lecca”) nel pantheon mitologico e nelle credenze popolari armene, era riconosciuto come uno spirito buono o una divinità minore dall’aspetto canino.
La credenza in questo ed in altri spiriti simili risale ad un’epoca molto antica.
La sua prerogativa consisteva nel leccare i guerrieri feriti o caduti in battaglia, così da guarirli o ridestarli a nuova vita. Aralez appartiene al gruppo dei Dev, spiriti in forma di animali o metà uomini e metà animali, i quali possono essere di indole buona, malvagia oppure neutra.

BLACK DOG – Il cane spettrale

  • Church Grim,
  • Black Shucks,
  • Skriker,
  • Gytrash
  • e Padfoot,

sono tutti nomi assimilabili a questo spirito ricorrente nel folclore dell’intera Gran Bretagna e in quello Scandinavo.
Il Black Dog è una creatura notturna che appare come un cane nero, o verde fosforescente, di grosse dimensioni con occhi rossi fiammeggianti e pelo irsuto.
È estremamente aggressivo, si muove compiendo lunghi balzi sui sentieri di campagna.
È incaricato di fare la guardia ai luoghi sacri di culto e soprattutto ai cimiteri, che protegge da profanatori e ladri, vandali, streghe e stregoni malvagi e persino dai demoni.
Come per tutti gli spiriti guardiani, il Black Dog è legato al luogo che deve proteggere quindi non si può allontanare di molto.

Nel folklore del diciannovesimo secolo, un cane nero veniva sepolto vivo nella parte nord del sagrato cosicché il suo fantasma potesse servire da guardiano del cimitero al posto di un’anima umana.
Una storia della serie “Il Ponte del Diavolo” racconta che nel nord dello Yorkshire si tentava inutilmente di costruire un ponte.
Il diavolo promise di costruirne uno a condizione che gli venisse sacrificata la prima creatura vivente che lo avesse attraversato.
Quando il ponte fu completato, la gente prese in seria considerazione chi dovesse essere la vittima.
Un pastore che possedeva un cane di nome Grim nuotò verso l’altro versante del fiume e poi fischiò così che Grim lo seguisse.
Il cane fedele oltrepassò il ponte e divenne il sacrificio del Diavolo.
Il ponte divenne allora noto come Kilgrim Bridge (che oggi attraversa il fiume Ure nel Nord Yorkshire).

Il Church Grim scandinavo è conosciuto come Kyrkogrim o Kirkegrim ed allo stesso modo è definito come l’anima custode di un animale sepolto vivo nella fondamenta della chiesa.
Abita nella torre della chiesa, in qualche luogo nascosto, o vaga per i terreni di notte con il compito di proteggere l’edificio sacro.
Mantiene l’ordine nella chiesa e punisce coloro che perpetrano scandali.

CADEJO – I Cani spettro del Centro America

I Cadejos sono spiriti sovrannaturali del folklore Centro Americano.
Appaiono come spiriti in sembianze di cani grandi quanto una mucca, col pelo irsuto, occhi fiammeggianti e hanno altri attributi animali, diversi a seconda delle zone (zoccoli caprini, attributi taurini o di cervo).
Questi spiriti compaiono a coloro che viaggiano di notte; quello Bianco li protegge lungo il cammino, mentre quello nero tenta costantemente di uccidere i pellegrini (a seconda dei luoghi, i colori possono essere invertiti).

Cadejos Bianchi

Noti per essere benevoli, mangiano fiori simili a campane che crescono solo
sui vulcani.
Il Cadejo bianco protegge le persone che viaggiano ma anche gli ubriachi, i vagabondi e tutela gli uomini dal compiere azioni malvagie (causate dal malvagio Cadejo nero).

Secondo una leggenda di inizio 900, un guardiano di nome Juan Carlos viveva in una modesta casa di paglia in Guatemala.
Il suo lavoro lo faceva stare lontano da casa, dalla moglie e dai figli fino alla
mezzanotte.
Una sera Juan trovò un cane bianco sulla soglia, che non appena lo vide si allontanò.
Per diverse notti Juan cercò di scoprire dove andasse l’animale ma senza riuscirci.
Una notte, quando tornò a casa trovò il cane tranquillo e riuscì ad avvicinarsi sino a toccargli la zampa.
In quell’istante il cane parlò a Juan “Non hai più bisogno del mio aiuto”. Spaventato Juan esclamò “Che aiuto?” ed il cane disse con dolore “Sono un cane mandato dall’alto. La mia missione era proteggerti da ogni pericolo. Ma ora mi hai mostrato che non ne hai più bisogno” detto questo il
cane spirò.
Juan lo seppellì e ogni volta che tornava a casa, ricordava il cane bianco.

Cadejos Nero

Questo cane è l’esatto opposto.
Assai malevolo, tenta le persone a compiere cattive azioni.
Si nasconde in cimiteri e vicoli bui, in attesa delle sue vittime.
Si dice sia in grado di stare in piedi come un uomo e prendere a pugni le sue vittime.
Esistono tre tipi di cadejos neri: il Diavolo stesso, un grosso cane con zoccoli caprini legati da catene roventi.
È il più forte e neppure un Cadejo bianco può fermarlo completamente.
Chiunque ne incontri lo sguardo avrà eventi sfortunati all’orizzonte.
C’è poi il Cane Nero, ovvero il Cadejo “normale” al pari del bianco che uccide e strazia le sue vittime.
Prima le terrorizza con suoni e versi e poi le divora, a patto che non siano protette dal Cadejos bianco.
Infine quello che potremmo definire un Mezzosangue, nato dall’unione di un Cadejo nero “normale”, con un cane mortale.
Al contrario degli altri questi è mortale e può essere ucciso (non senza difficoltà) da un uomo molto forte.

La favola dei due fratelli

Una favola popolare in El Salvador parla di due fratelli che entrano nella casa di un mago oscuro.
Durante una tempesta, il mago chiese ai due di aiutarlo con i ceppi per il fuoco ma i due si rilassarono, tralasciando il lavoro e mangiarono il cibo che il mago aveva dato loro.
Quando il mago scoprì che il suo cibo era svanito e che non c’era legna per il fuoco, lanciò un potente maleficio che perseguitò i due giovani sulla strada del ritorno.
Voci e sussurri infastidirono i ragazzi e quando questi voltano le spalle si
trasformano in queste creature: un cadejo bianco e uno nero.
Tornati al villaggio nella loro forma maledetta, vennero cacciati senza altra scelta che vagabondare.

CERBERO – Il Guardiano degl’Inferi

Chi non conosce questo bel cucciolotto?
Il guardiano canino perfetto.
Cerbero è figlio di Tifone ed Echidna, fratello dell’Idra, di Ortro e della Chimera.
È un mostruoso, gigantesco e sanguinario cane a tre teste, col corpo ricoperto di serpenti, che emette dalle fauci latrati che scoppiano come tuoni.
Il suo compito è sorvegliare l’accesso all’Ade affinché nessun morto ne fugga e nessun vivo vi entri.
Solo due eroi riescono a domare la sua ferocia: Eracle ed Orfeo.

MUSICA CELESTIALE

Orfeo incanta Cerbero con la sua dolce musica per poter superare indenne l’ingresso al mondo dei morti, raggiungere la sua amata Euridice e riportarla tra i vivi.

L’ULTIMA FATICA

Nell’ultima e più dura delle sue dodici fatiche, Eracle (l’eroe per eccellenza della mitologia greca, ma più conosciuto con il nome la tino Ercole) è costretto a combattere il feroce Cerbero e portarlo a Micene da re Euristeo.
L’eroe non lo uccide, ma dimostra di averlo sconfitto in combattimento.
Dopo aver ottenuto da Ade il permesso di portarlo via (a condizione di combatterlo da solo e senza armi) Eracle lo affronta e arriva quasi a strangolarlo, lottando con lui lungo tutto il tragitto fino a Micene.
Dopo di che, lo riporta nell’Ade perché riprenda a fare la guardia.
L’epiteto di “Cerbero” è entrato nella lingua italiana come sinonimo di “guardiano arcigno e difficile da superare”.

FOO DOG – Il cane leone cinese

Dalla Grecia alla Cina.
Questi nobili animali sacri sono dediti alla protezione dei luoghi sacri e delle soglie dei templi, originari della Cina e diffusi in tutto l’oriente (India, Nepal, Tibet, Corea, Giappone).
Vengono descritti come un incrocio tra un cane ed un leone con criniere e code spesse e ricce, corpi potenti e muscolosi, denti e artigli affilati.
I Foo Dog sono bestie feroci ma nobili, agiscono come cani da guardia che proteggono cancelli e porte ed impediscono ai malvagi di entrare.

All’ingresso dei Templi sono sempre presenti due statue in pose diverse: a sinistra la femmina, con la bocca chiusa ed un cucciolo sotto la sua zampa, mentre a destra si trova il maschio con un globo tra gli artigli e la bocca aperta.
Simbolicamente, la femmina protegge gli abitanti (interno) ed il maschio
protegge la struttura (esterno) dell’edificio.

Il Foo-dog giapponese

In Giappone queste creature sono chiamate Koma-Inu e rivestono il medesimo ruolo di guardiani.
Simbolicamente, queste creature rappresentano Yin e Yang, morte e vita.
Il Koma-Inu a bocca aperta rappresenta il suono “A”, mentre quello a bocca chiusa rappresenta il suono “UN”.
Questi suoni sono la traslitterazione giapponese del sanscrito “OM”, inizio e fine di tutte le cose.

Altre varianti del Foo-dog

Hanno ovviamente diversi nomi a seconda del luogo:

  • in Cina sono chiamati anche “Shishi”,
  • nella penisola Coreana si chiamano “Haetae”,
  • mentre nello Myanmar e nel Laos “Chinthe”,
  • in Cambogia e in Thailandia si chiamano “Singha”,
  • mentre nello Sri Lanka “Simha”,
  • infine nel Tibet sono chiamati anche “Leoni delle Nevi”.

GARMR – Il segugio di Hel

Cani e Lupi fanno parte anche del mondo nordico.
Anche la mitologia norrena – come quella classica – ad esempio annovera un guardiano della porta di Hellheimr, il mondo dei morti.
Garmr è un cane infernale, corrispettivo di Cerbero, descritto come un feroce mastino il cui pelo è lordo di sangue, saldamente legato ad una catena davanti alla caverna chiamata Gnipahellir, l’entrata al mondo dei morti governato dalla dea Hel.

Quando giungerà il Ragnarok, Garmr sarà liberato e parteciperà con altre creature mostruose alla battaglia contro gli dei.
Benché molto feroce, si narra che un’anima possa oltrepassarlo indenne se gli offre un pezzo di pane dolce intriso nel proprio sangue.

HAINU – Il cane alato giapponese

Dalla Cina ai paesi scandinavi, torniamo nell’est del mondo.

Gli Hainu sono i cani alati del Giappone.
Sono forti, veloci, feroci e possono essere minacciosi per gli umani come i lupi.
D’altra parte, se un Hainu viene domato può diventare un animale domestico leale e amorevole.
Ci sono due versioni comuni della leggenda di Hainu: una con un buon Hainu, l’altra con uno malvagio.
Entrambe si svolgono quando gli eserciti di Toyotomi Hideyoshi invasero il Kyūshū con l’obiettivo di unificare il Giappone.

L’Hainu Malvagio

La versione “cattiva” della leggenda racconta che molto tempo fa, un cane
alato incredibilmente feroce apparve nella provincia di Chikugo.
Attaccò i viaggiatori, massacrò il bestiame e diventò molto temuto dalla gente del posto.
Giunto sin lì, Hideyoshi trovò la sua strada bloccata proprio da questa creatura.
Hideyoshi ed il suo esercito impiegarono un grande sforzo per sottomettere la bestia, ma alla fine fu uccisa.
Il generale fu così colpito dalla sua intelligenza e ferocia che fece seppellire il mostro ed erigere un tumulo in suo onore.

Il Buon Hainu

La versione “benevola” della leggenda invece narra che Hideyoshi, impegnato nella sua campagna, era accompagnato da un favoloso cane alato.
L’Hainu volava nel cielo mentre seguiva il suo padrone.
Hideyoshi adorava Hainu ma purtroppo mentre attraversava Chikugo,
l’animale si ammalò e morì.
Hideyoshi fu sopraffatto dal dolore; i suoi servitori vedendo la tristezza del loro generale non restarono senza far nulla, costruirono un tumulo per Hainu e lo seppellirono lì.

INUGAMI – Gli spiriti cane orientali

Restiamo nella terra del sol levante.
Nella mitologia giapponese un Inugami è uno spirito (Shikigami) dall’aspetto di cane e spesso nato proprio dal corpo di un cane.
Esso può nascere spontaneamente oppure essere creato da qualcuno.
Una volta generato però un Inugami è completamente indipendente e può rivoltarsi contro il suo possessore o usare i suoi poteri per scopi diversi da quelli previsti.

Sono capaci d’impossessarsi di un corpo umano, donando una forza superiore e buona salute, ma il posseduto in genere si comporta come un cane.
Credenza vuole che per creare un Inugami occorra seppellire un cane fino al collo e porre del cibo che non possa raggiungere.
Dopo giorni di agonia, alla morte del cane il suo spirito rinasce come Inugami e poiché sarà affamato, il cibo vicino servirà a placarlo e a renderlo obbediente.

L’anziana col potere di controllare gli Inugami

Secondo una leggenda un’anziana donna in cerca di vendetta, seppellì il suo cane lasciandogli fuori dal terreno la testa che poi segò con una sega di bambù.
Il cane rinacque come Inugami ed eseguì gli ordini della vecchia, ma per vendicarsi della sua morte dolorosa perseguitò la donna.
Molti piccoli villaggi giapponesi hanno almeno un’anziana donna che si pensa possieda il potere di controllare gli Inugami.

SARAMA – La cagna vedica

Come per altre mitologie, il cane nell’induismo è legato alla morte e a tutti i rituali funebri.
Ma nei RigVeda, i più antichi testi sacri dell’induismo, si fa riferimento a Sarama, un mitologico cane femmina appartenente agli dei conosciuta per tale motivo come Deva-Shuni.
Nella leggenda che la riguarda, Sarama viene inviata a recupera la mandria delle mucche sacre del dio Indra, signore del pantheon induista, rubate da un gruppo di Asura (demoni) chiamati Panis.

Ci sono versioni in cui Sarama accetta di allearsi coi demoni in cambio del buon latte delle vacche sacre, ma viene scoperta e punita da Indra, in un’altra invece Sarama non solo ritrova le mucche ma negozia anche la loro guarigione, guadagnando l’amore e l’affetto di Indra.

Le prime opere Rig-Vediche non descrivono Sarama come un cane, ma in genere lo fanno le mitologie e le interpretazioni vediche.
Viene descritta in seguito come la madre di tutti i cani (chiamati Sarameya,
progenie di Sarama), in particolare Shama e Shabala, suoi figli, considerati i guardiani a quattro occhi della Terra dei Morti, separata dalla Terra dei Vivi dal fiume Vaitarni e compagni del dio Yama.

XOLOTL – Il cane nudo messicano

Per finire giungiamo attraversiamo l’Oceano e raggiungiamo l’America Centrale.
I cani nella mitologia azteca erano associati a Xolotl, dio del fuoco, del fulmine e della morte.
Tra le molte forme con cui è rappresentato ci sono appunto il cane Xoloitzcuintli o come uomo dalla testa di cane.
Il ruolo principale di questa divinità era proteggere il Sole lungo il suo tragitto notturno nel mondo dei morti.

Comunemente raffigurato come un cane mostruoso, era anche un dio dei gemelli (poiché “gemello” del serpente piumato Quetzacoatl), dei mostri, delle sventure, delle malattie e delle deformità.
I cani per i popoli Aztechi erano molto importanti; spesso soggetti a sacrifici rituali, molti scheletri e sculture di cane vennero rinvenuti in tombe e templi poiché si credeva che il cane potesse accompagnare l’anima del suo padrone nel Mictlan (l’aldilà).
Xoloitzcuintli è inoltre il nome ufficiale del cane senza pelo messicano, una razza canina precolombiana della Mesoamerica risalente a oltre 3500 anni fa.

Cani e Lupi: selvaggi avversari

Ovviamente ogni medaglia ha due facce ed anche i canidi non sfuggono a questa legge.
Dopo una carrellata di cani mitologici passiamo ai lupi nelle fiabe.

Dopo aver citato la loro fedeltà e la loro superiorità, qui citiamo il loro lato selvaggio ed indomabile che li trasformano nell’entità che possiamo chiamare colloquialmente “Lupo Cattivo”.
Da secoli il lupo ha un ruolo importantissimo come predatore feroce, forte, per le micidiali zanne e l’inquietante ululato che lo hanno reso protagonista di tantissimi miti, favole e leggende.

Questo animale ha sempre avuto aspetto dualistico; presso i popoli nomadi è stato spesso considerato maligno ma ammirato per il coraggio, la forza e la sua lealtà al branco.
Lo stesso modo di dire “In bocca al lupo” deriva dal fatto che i lupi femmina spostassero i propri cuccioli prendendoli per il collo.
Le fauci del lupo che vengono considerate tanto pericolose, sono però il luogo più sicuro in cui ci si possa trovare (almeno se sei un cucciolo di lupo).
Quindi è del tutto sbagliato rispondere “crepi il lupo”.

Per i popoli sedentari che facevano dell’agricoltura e dell’allevamento il loro sostentamento, il lupo è sempre stato una minaccia, perseguitato e scacciato poiché aggrediva il bestiame.
Persino l’Alighieri nella sua Divina Commedia usa questo animale come simbolo di ingordigia, di chi mangia sempre e tuttavia non è mai sazio. Cominciamo dunque da questo suo aspetto: l’eterna fame.

LUPUS IN FABULA – Il Lupo Cattivo

Il lupo, dalle favole più antiche di Fedro ed Esopo, alle fiabe divenute canoniche dei fratelli Grimm e di Charles Perrault ricompre sempre la medesima parte: il cattivo e l’ingordo.
Non a caso si dice “avere una fame da lupi”.
Poiché favole e fiabe hanno sempre voluto “far la morale” all’uomo, anche il lupo cattivo ha dunque il suo ruolo specifico: è l’ammonimento, la rappresentazione fisica del pericolo da cui tenersi alla larga.
Citiamo qui la più famosa narrativa fiabesca che ritrae il lupo come animale malvagio.

AL LUPO, AL LUPO!

Al lupo al lupo l’abbiamo sentita tante volte.
Un pastorello abitava col padre in un villaggio.
Di notte il giovinetto doveva far la guardia al gregge.
Spinto però dalla noia decise di fare uno scherzo agli abitanti e cominciò a gridare “Al lupo, al lupo!”.
Tutti quanti si svegliarono e corsero in aiuto del ragazzo preoccupati, ma il pastorello burlone rivelò loro che era stato solo uno scherzo.
Divertito da ciò, il ragazzo ripeté per diverse notti la burla, senza sapere che si stava scavando da solo la fossa.
Infatti una notte, un lupo venne veramente.
Il pastore gridò “Al lupo, al lupo!”, ma quella notte nessuno degli abitanti venne ad aiutarlo poiché tutti pensarono fosse il solito scherzo.
Il lupo così si mangiò tutte le pecore

IL LUPO E L’AGNELLO

Un lupo vide un agnello sulla sponda del torrente intento a bere e gli venne voglia di mangiarselo.
Usando ogni genere di pretesto per saziare la fame il lupo, a monte, cominciò ad accusarlo di sporcare l’acqua, così che egli non poteva berne.
L’agnello intelligente gli fece notare stando lui a valle era impossibile che fosse lui ad intorpidire l’acqua.
Il lupo allora esclamò “Ma tu sei quello che l’anno scorso ha insultato mio padre!” ma l’agnello rispose a tono, poiché a quella data non era ancora nato.
“Bene” concluse il lupo “Sei bravo a trovare delle scuse, ma io non posso mica rinunciare a mangiarti!”.

La favola vuol dimostrare che contro chi ha deciso di farci un torto non c’è difesa che valga.
Infatti anche i capi di stato, quando hanno in mente di ottenere qualcosa inventano pretesti e non è possibile farli desistere sebbene l’argomentazione sia più che valida… (Caro Fedro, la situazione nei
secoli non è cambiata. Anzi… fregare i cittadini è diventata un’arte tutelata dalla legge
).

IL LUPO ED IL CANE

Cani e lupi sono lontani parenti, e nella tradizione si incontrano diverse volte.

Un lupo, magro e sfinito, incontra un cane ben pasciuto col pelo folto e lucido.
Il lupo gli domanda “Come mai sei così grasso? Io sono molto più forte di te, eppure guardami: sto morendo di fame e non mi reggo sulle zampe”.
Il cane rispose “Anche tu puoi ingrassare se vieni con il mio padrone. C’è solo da far la guardia di notte perché non entrino in casa i ladri”
“Bene, ci sto. Sono stanco di prendere acqua e neve e di affannarmi in cerca di cibo”.

Mentre camminano, il lupo si accorge che il cane ha un segno intorno al collo “Che cos’è questo, amico?” gli domanda.
Il cane disse “Sai, di solito mi legano”
“E, dimmi: se vuoi puoi andartene?”
“Eh, no” risponde il cane.
“Allora, cane, goditi i tuoi bei pasti. Io preferisco morir di fame che rinunciare alla mia libertà”.

I CANI SI RICONCILIANO COI LUPI

Dissero i lupi ai cani:
“Perché voi, che siete nostri simili, non andate d’accordo con noi come fratelli? Noi, non abbiam nulla di diverso da voi, tranne il carattere.
Viviamo in completa libertà, voi siete sottomessi agli uomini, sopportate le loro percosse, portate il collare simbolo di schiavitù e tenete in custodia le loro pecore.
Per di più, quando essi mangiano, a voi non riservano che i rimasugli degli ossi.
E’ ora di cambiare; abbiate fiducia in noi.
Consegnateci tutte le pecore, noi le spartiremo in comune con voi, per mangiarcele a sazietà”

I cani, purtroppo, prestarono orecchio a questi suggerimenti ed i lupi, penetrati nell’ovile, sbranarono loro per primi e poi tutte le pecore.

CAPPUCCETTO ROSSO

La più classica e tra le più antiche tra le favole.
Chi non la conosce?
Pertanto direi che raccontarla sia pressoché superfluo, tuttavia pochi sanno che la versione canonica non è l’unica versione: nella versione di Charles Perrault, la fiaba non ha un lieto fine!

Non c’è un cacciatore che salva capra e cavoli… (scusate, altra storia quella… guarda caso anche quella con un lupo di mezzo) volevo dire, che salva la bambina e la nonna.
Inoltre nella fiaba sono presenti riferimenti sessuali ben espliciti (Cappuccetto rosso infatti si spoglia e giace con il lupo) e la morale è ben
definita: attenti agli sconosciuti, soprattutto voi povere bambine di buona famiglia.

L’introduzione del cacciatore e del lieto fine si ha con i fratelli Grimm che creano due versioni della fiaba; nella prima accade che alla fine il cacciatore sopraggiunge a casa della nonna e, aprendo la pancia del lupo, estrae Cappuccetto Rosso e la nonna sane e salve perché inghiottite intere.
Nella seconda parte della storia, un altro lupo prova ad ingannare Cappuccetto Rosso ma la bambina, reduce dalla brutta esperienza si fa furba e precede il lupo a casa della nonna.
Le due si barricano in casa e quando il lupo si presenta tenta di entrare dalla canna fumaria, finendo però annegato in una pentola d’acqua bollente che le due avevano preparato in precedenza.

CAPRETTI E PORCELLINI

Oltre che di bambine, il lupo è sempre ghiotto di questi animaletti indifesi.

Nella favola dei sette capretti il suo ruolo (e la sua fine) è analogo a quella di cappuccetto rosso.
Mamma capra lascia i suoi figlioletti soli con l’ordine di non aprire a nessuno.
Il lupo, sempre in agguato tenta più volte di entrare nella casetta dei capretti e con un ultimo stratagemma (coprendosi le grosse zampe con della farina per farle diventare bianche) riesce ad entrare e divora sei dei
sette capretti.

Il più piccolo che si era nascosto nell’orologio a pendolo in tempo, al ritorno della madre racconta quanto accaduto ed insieme vanno alla ricerca del Lupo.
Lo trovano sazio ed addormentato, gli aprono la pancia e salvano i sei capretti ancora vivi (ma tutti vivi nello stomaco dei lupi?) poi la riempiono di sassi e la ricuciono con ago e filo.
Quando il Lupo si sveglia si sente appesantito e si dirige al fiume per bere, ma si sporge troppo ed il peso dei sassi lo fa cadere in acqua, dove muore annegato.

I tre porcellini

Ne “I tre porcellini”, questi decidono di costruirsi ciascuno una casetta, ma mentre i primi due prendono la cosa sottogamba (uno la costruisce di paglia e l’altro di legno) il terzo costruisce con fatica una casetta di mattoni.
All’arrivo del lupo cattivo che soffia…e soffia… E SOFFIA, i primi due porcellini si vedono distruggere le rispettive case e cercano rifugio dal terzo porcellino.
Impossibilitato a buttar giù la casa con la sola forza dei polmoni, il lupo tenta di entrare dalla canna fumaria ma finisce per ustionarsi in una grossa pentola d’acqua bollente.
In alcune versioni muore annegato (di nuovo?…ma tutti annegati muoiono?) in altre fugge via.
Qui il lupo appare come “l’imprevisto”, ovvero, non si sa mai cosa può capitare quindi preparati per tempo.

IL LUPO E LA VOLPE

Non solo racconti con cani e lupi, ma anche tra lupi ed altri canidi, in questo caso la volpe.

Si tratta di un’altra fiaba che sottolinea l’ingordigia del lupo.
Una volpe era asservita ad un lupo poiché più debole di lui.
Un giorno il lupo le disse “Trovami da mangiare o mangerò te!”.
La volpe disse “Conosco una fattoria dove ci sono due agnellini. Possiamo
prenderne uno”
.
La volpe portò al lupo l’agnellino ma l’ingordo volle mangiare anche l’altro e si diresse alla fattoria.
Fu però così goffo che venne scoperto sia dalla madre dell’agnellino sia dai contadini.
Tornato alla tana zoppo la volpe lo ammonì “Perché sei tanto ingordo?”.

Giorni dopo la storia si ripeté e la volpe gli procurò alcune frittelle ma il lupo non era soddisfatto, così andò lui stesso a prenderne delle altre.
Finì per rompere il piatto dove le frittelle erano poste attirando di nuovo fin troppa attenzione e tornando alla tana di nuovo pesto e zoppo.
La volpe chiese “Perché sei tanto ingordo?”.

Passò di nuovo qualche tempo e per la terza volta il lupo ebbe fame e ordinò alla volpe di trovar da mangiare, ma stavolta sarebbe venuto insieme a lei, per farsi aiutare in caso di aiuto.
I due scavarono un passaggio per raggiungere la cantina di una fattoria, ove c’era della carne salata.
Il lupo ingordo prese a mangiare quanto poteva, mentre la volpe ne prese quanto bastava e faceva avanti e indietro dal passaggio.
Il lupo chiese “Perché mai continui a correre dentro e fuori?” la volpe astuta disse “Controllo se viene qualcuno! Tu però bada di non mangiar troppo!”.
Il lupo non prese sul serio gli avvertimenti della volpe e quando il contadino entrò in cantina, la volpe riuscì a scappare dallo stretto passaggio mentre il lupo, ingozzatosi di carne salata vi rimase incastrato, condannandosi con le sue stesse… zampe.

Ci sarebbero moltissime fiabe e favole da citare, alcune con più versione come abbiamo già scritto, ma direi che quanto detto, basta a catalogare il lupo come un’entità poco amata dall’uomo, anzi, dal contadino medio.

BUL-GAE – I segugi infuocati coreani

I mitici cani di fuoco della mitologia coreana, bestie del regno delle tenebre che inseguono sempre il Sole e la Luna, provocando eclissi quando mordono i corpi celesti.

Secondo i miti popolari dalla Corea l’aldilà era formato da molti regni e tra questi vi era il regno delle tenebre chiamato Gamangnara.
Il suo sovrano si era stancato del buio eterno e volle avere per sé la luce del Sole e della Luna.
Mandò quindi un Bul-Gae, un gigantesco segugio infuocato, per catturare il Sole e portarlo nel suo regno.
Tuttavia quando il Bul-Gae cercò di mordere l’astro del giorno si ustionò la bocca, poiché il Sole era troppo caldo.

Non riuscendo a recuperare il Sole, il cane tornò da re che furioso inviò un secondo Bul-Gae, più feroce del primo, per catturare la Luna.
Quando quest’altro segugio infuocato morse la Luna, le sue fauci si congelarono poiché era troppo fredda.
Il re di Gamangnara manda da allora i suoi segugi per catturare i due astri ma ogni volta essi falliscono.

Questa leggenda era usata dai coreani per giustificare le eclissi e, strano a dirsi, ha molte similitudini con il mito nordico dei lupi famelici SKÖLL e HATI (che qui citiamo) che inseguono costantemente il Sole e la Luna con lo scopo però di divorarli.

FENRIR – Il feroce lupo del nord

Nel gelido nord, Fenrir è il gigantesco lupo della mitologia norrena, estremamente feroce ed intelligente con facoltà di parola, progenie del dio Loki e di una gigantessa, fratello della dea Hel e del serpente Miðgarðsormr.
Quando gli dei seppero della progenie di Loki li portarono a Odino perché decidesse cosa farne: Hel fu inviata a regnare negli inferi ed il serpente Miðgarðsormr fu inabissato sul fondo dell’oceano.
Fenrir invece rimase presso gli dei.

Fenrir cresceva in ferocia e dimensioni.
Per timore fu presa la decisione di incatenarlo con l’inganno, ma il lupo spezzò ogni catena creata per trattenerlo.
Così gli dei si recarono dai nani che crearono una catena magica chiamata Gleipnir: fu creata usando rumore del passo del gatto, barba di donna, radici di montagna, tendini d’orso, respiro di pesce, saliva (o latte) di uccello.
Alla vista e al tatto sembrava un nastro di seta, ma in realtà nessuno avrebbe potuto spezzarla.
Quando Fenrir la vide sospettò qualche inganno degli dei.
Si giunse ad un accordo: il lupo accettò d’essere legato a condizione che nessuno avrebbe usato Gleipnir finché qualcuno non avesse posato la
mano nella sua bocca.
Solo il coraggioso dio Týr accettò.
Quando Fenrir si rese conto di essere stato ingannato era tardi e come unica consolazione recise l’arto di Týr.

Da allora Fenrir rimase incatenato e lì rimarrà sino al Ragnarök.
Il lupo, nuovamente libero, ucciderà Odino perendo poi a sua volta per mano di Víðarr che lo ucciderà, con un colpo di spada.

IL LUPO ED IL SANTO – Lupo d’Italia 2.0

Dalla fedeltà alla “redenzione”.
Citiamo in questa lista il patrono d’Italia San Francesco ed il suo incontro con il Lupo di Gubbio.
La vicenda narra che un grosso lupo da tempo terrorizzava e attaccava gli abitanti delle campagne nelle quali Francesco era solito predicare; la fiera selvaggia, affamata e feroce occupava il territorio boschivo alle porte della città di Gubbio e non era affatto intimorita di avvicinarsi a ridosso delle mura per procurarsi il cibo (tra cui uomini).
Gli abitanti si rivolsero a San Francesco che s’inoltrò nel bosco per incontrare il lupo.
Protetto dalla forza della sua fede, San Francesco rabbonì il lupo che smise di terrorizzare gli abitanti di Gubbio, a patto che questi ultimi s’impegnassero a sfamarlo.
Anni dopo, quando il lupo morì di vecchiaia, gli abitanti del paese se ne dispiacquero fortemente poiché era diventato parte della loro comunità.

ORTRO – Il cane bicefalo

La mitologia greca abbonda di mostri.
Ortro è parte della progenie mostruosa di Tifone ed Echidna, fratello di Cerbero, della Chimera e dell’Idra di Lerna.
Secondo Esiodo è il padre della Sfinge e del Leone di Nemea.
La descrizione che si usa più spesso è quella di un grosso cane bicefalo con un serpente come coda.
Ortro è il cane del pastore Euritione ed è posto a guardia della mandria di
Gerione.
Viene ucciso da Eracle nella sua decima fatica con la sua clava, ma in molti dipinti che raffigurano l’episodio, il cane viene trafitto da una o più frecce.

BALLA… E SUONA COI LUPI – Pierino e il Lupo

Se pensate sia l’inizio di una barzelletta mi spiace deludervi.
Pierino e il Lupo è un’opera del musicista russo Sergej Prokof’ev che narra le vicende di un giovanotto, Pierino, contro un lupo che abita nei boschi.
Una fiaba penserete voi e invece… non del tutto.

La vicenda narrata ha molti aspetti fiabeschi ma è musicale.
Tutti i protagonisti ad eccezione del narratore, sono interpretati, se così vogliam dire, da strumenti musicali: archi, ottoni, fiati e percussioni d’ogni sorta danno vita alla fiaba e voce a tutti i suoi protagonisti.
Pierino è un giovanotto che ha per amici un uccellino, un’anatra ed un gatto quando, a un certo punto, vede aggirarsi nei boschi un lupo.
Pierino decide di eliminarlo, ma il suo severo nonno considera questa impresa troppo pericolosa.
Il ragazzo però è determinato a occuparsi del lupo, ma il nonno lo chiude in
casa per impedirgli di uscire.

Pierino vede l’anatra farsi una nuotatina ed il gatto cercare di catturare il povero uccellino che si rifugia sui rami di un albero; in quel momento appare il lupo dei boschi ed il gatto impaurito, raggiunge l’uccellino sull’albero.
L’anatra, presa dal panico, corre sulla riva del lago ma viene mangiata viva dal lupo.

Successivamente l’uccellino va ad avvertire dei cacciatori, dicendo loro che Pierino sta rischiando di venire mangiato dal lupo ma il bambino, nel frattempo, prende una corda robusta, la lega alla coda del lupo e annoda l’altro capo ad un ramo.
In quel momento arrivano i cacciatori a suon di spari e Pierino fa notare loro che il lupo ormai è già stato sconfitto.
Tutti insieme rientrano in paese trionfanti e persino l’anatra riesce ad uscire dalla pancia del lupo.

Se questa fiaba musicale ti interessa, puoi trovare un video della sua rappresentazione interpretata dall’orchestra Accademia delle Opere e, nella parte di voce recitante, dal cantautore Angelo Branduardi.

RAIJU – La bestia del fulmine

Saliamo nei cieli dell’est ad incontrare l’incarnazione animale del fulmine, una delle creature soprannaturali più conosciute e temute del folklore giapponese in epoca Edo, man mano dimenticata con la progressiva modernizzazione del Giappone e della scienza, che spiegava i fenomeni terrestri spogliandoli di ogni aspetto magico o divino.

I Raiju hanno artigli lunghi e affilati, un muso feroce e possono apparire sotto molte forme animali tra cui gatti e donnole, ma nel contesto odierno
compaiono come cani o lupi.
Vivono in cielo e sono le bestie fidate degli dei del tuono Raijin che scagliano fulmini e tuoni coi loro tamburi.
In passato erano visti come bestie divine, creature veloci, spietate e mortali che cavalcano i fulmini scagliati sulla terra, creando il caos.
Ogni volta che un fulmine colpiva, la gente credeva che un dio fosse stato mandato per punirli per un motivo o per l’altro.

Una superstizione vuole che i cuccioli di Raiju si possano nascondere nell’ombelico degli uomini per celarsi all’ira delle creature più adulte, quindi i giapponesi si coprivano l’ombelico ogni volta che sentivano un tuono.

SKÖLL E HATI – I divoratori degli astri

Ai vichinghi i lupi proprio non andavano a genio.
Oltre a Fenrir ci sono altri due lupi importanti nella mitologia nordica, i fratelli Sköll e Hati.
Questi feroci lupi erano giganteschi e correvano lungo il cielo con un unico proposito: divorare gli astri del Sole e della Luna, ed ovviamente i loro corrispettivi dei.
Sköll inseguiva Sol, la dea del Sole durante il giorno mentre Hati inseguiva Máni, dea della Luna, attraverso il cielo ogni notte.
Essi però riusciranno a uccidere e divorare il Sole e la Luna solo durante il Ragnarok.
Le Eclissi erano attribuite a queste creature che quasi riuscivano a divorare i due astri celesti.

Compagni della nostra storia

Cani e Lupi, compagni di strada nella storia dell’uomo.

Autore Andrea Bugatti

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