mitologia greca - il mito di Pigmalione

Il mito di Pigmalione: personaggi di mitologia greca

Il mito di Pigmalione che si innamora di una statua.

Il mito di Pigmalione fa certamente parte di quelli che mi hanno sempre affascinato, anche grazie al finale della sua avventura.

Tra i personaggi di mitologia Greca egli ha avuto fortuna nell’essere arrivato fino a noi senza grandi sconvolgimenti del suo mito.
Qui di seguito presento il suo racconto in una versione mia e di Paola,
che si basa sull’episodio di Ovidio delle Metamorfosi.

Pigmalione di Cipro: re o scultore?

Nella mitologia greca Pigmalione cittadino di Amatunte – città Cipriota ricca di metalli -, era uno scultore la cui bravura era riconosciuta da tutti i suoi contemporanei.
Vista la vita dissoluta delle Propètidi, Pigmalione decise di rimanere celibe.
Un giorno gli capitò di scolpire una statua che avrebbe cambiato per sempre la sua esistenza.
Dopo aver lavorato con mani esperte il bianco avorio a disposizione,
diede forma ad una statua che raffigurava una donna nuda di estrema bellezza.

Secondo la versione più antica riferita da Filostefano di Cirene,
nella Sugli eventi straordinari accaduti a Cipro, Pigmalione era un re cipriotae non un suo scultore, e neppure autore della scultura.

Una donna scolpita bellissima

Lo scultore rimase rapito da ciò che le sue mani erano riuscite a plasmare:
i lineamenti del viso pallido, la delicatezza dello sguardo assente, l’armonia del corpo rigido.

Osservò ed ammirò la creatura scolpita, girandole attorno con movimenti lenti, incapace di distogliere lo sguardo pieno di stupore.
Era veramente una sua opera o si trovava di fronte a un dono divino?
No, lui ne era l’autore! Ne era certo e la cosa lo sconvolgeva.
Dove aveva trovato l’ispirazione per immaginare la donna raffigurata? Cercò di ricordarlo ma nulla.
Non gli venne in mente nessuna fanciulla del posto che aveva incontrato,
nessuna donna che aveva incrociato nei suoi passi.
I suoi sogni? Forse, forse li l’aveva vista, e li aveva preso spunto. O forse no, si confondeva.
Non aveva nessuna importanza comunque, perché ormai la bellezza di quel viso lo aveva rapito, quel corpo nudo lo aveva stregato.

Pigmalione, il personaggio della mitologia greca che s’innamora di una statua, è stato raffigurato fino ai tempi nostri

Il tormento di Pigmalione

Non riusciva a staccarsene, non riusciva ad allontanarsene.
Udì la città risvegliarsi e capì che aveva tralasciato il pasto serale e il riposo notturno di cui hanno bisogno gli uomini dopo una giornata di fatiche.
Rimase fermo di fronte alla sua opera ad ammirare la bellezza di quella donna da lui plasmata, mentre il tempo continuava a scorrere.
E più tempo passava, più in Pigmalione aumentava il desiderio di quella donna, e più lui veniva divorato dallo sconforto di non poterla possedere.

Nel giorno della festa di Afrodite nata dalla spuma del mare, festività celebrata in tutta l’isola, ormai consumato dal dolore riuscì ad allontanarsi dalla proprio scultura con fatica, per recarsi nel Tempio dedicato alla Dea della bellezza e dell’amore.

La preghiera e la ricerca

Di fronte alla rappresentazione della Diva, Pigmalione si gettò a terra, e con le lacrime agli occhi la pregò:
“Afrodite, che dell’amore sei la campionessa, ti supplico!
Se mai in passato le sculture che ho realizzato in tuo nome ti sono state gradite, lascia che io incontri una donna la cui bellezza è pari alla statua che le mie mani hanno plasmato, affinché possa calmare il tormento che provo dentro di me.”

Le lacrime dell’uomo si erano asciugate dal sacro pavimento quando lui si alzò e uscì per le strade della città.
Il suo sguardo si spostava da una donna all’altra, scrutando ogni viso in ricerca di una donna che potesse eguagliare in qualche modo la bellezza della propria scultura.
Provò a percorrere ogni sentiero, ogni viuzza, fino a quando le sue gambe lo ressero.

Ma il suo girovagare non portò a nulla, e stanco e deluso tornò a casa, e nel suo laboratorio abbracciò la statua.
Ed ecco che il gelido petto iniziò a scaldarsi, le braccia – prima immobili – si piegarono in un abbraccio, il viso scultoreo cercò il volto dell’uomo e le labbra pallide si accesero in cerca di un bacio.

Il lieto fine

La fame di desiderio di Pigmalione era stata saziata.
La Dea invocata era presente alla festa, aveva ascoltato il supplico, e infine aveva esaudito la sua preghiera, concedendo vita alla scultura, che da avorio creata, di carne ossa e vita era stata ridonata all’amato.

Nel mito originale la statua non aveva un nome: fu nel XVIII secolo che le venne dato il nome Galatea, come ancora oggi viene ricordata.
In una variante Goethe la chiama invece Elisa, a dimostrazione che in quel periodo il nome non fosse ancora definito.

Le metamorfosi di Ovidio e la mitologia greca
Le Metamorfosi, Opera di Publio Ovidio Nasone che affronta diversi episodi della mitologia greca

La discendenza di una statua

Pigmalione e la statua fatta donna si sposarono con la benedizione di Afrodite, e dal loro amore nove mesi dopo nacque una fanciulla dal nome Pafo, e da lei ebbero un nipote di nome Cinira.

Il mito di Pigmalione ripreso

Il mito di Pigmalione viene ripreso successivamente anche da due padri della chiesa: Arnobio di Sicca nella sua Adversus nationes, e Clemente Alessandrino nell’opera Protrettico.

Questi due padri della chiesa ricordano il mito pagano in modo critico, prendendolo come pretesto dell’empietà del vecchio culto.
Anche perché l’agalmatofilia, l’amore per le statue, nella cultura antica non si fermava al solo episodio di Pigmalione, come testimoniano Eliano nella Storia varia e Ateneo nei Deipnosofisti.

Anche l’arte nel tempo ha ripreso il tema dello scultore innamorato,
Infatti tra i pittori possiamo nominare:

  • Edward Burne Jones
  • Jean Leon Gerome
  • Francois Boucher
  • Alexander Daniloff

Infine Pigmalione tornerà nella sua forma di semplice mito quando nel 19 aprile 1770, all’Hôtel de Ville di Lione, fu messa in scena per la prima volta la rappresentazione privata del libretto lirico Pygmalion composto dal filosofo ginevrino Jean-Jacques Rousseau, e con intermezzi musicali del francese Horace Coignet, del quale puoi leggere un mio articolo.

Ma anche il grande schermo ha preso in prestito il mito, trasformandolo più e più volte.
Penso che il titolo più significativo sia Pygmalion, dei registi Anthony Asquith e Leslie Howard, che è una rivisitazione del mitico scultore.

Autore Davide Bugatti con il contributo di Paola, 25 Settembre 2019.

Bibliografia

Pigmalione

  • Ovidio, Metamorfosi, Libro 10, 243 ss
  • Filostefano, Frammenti
  • Clemente Alessandrino, Protrettico, pp 17,31 ss
  • Arnobio di Sicca, Adversus nationes, 6,22
  • Apollodoro, Biblioteca, III, 14-3
  • Lattantius Placidus, Narrationes Fabularum Ovidiarum, X, 9
  • Arnolfo d’Orléans, Allegoriae super Ovidii Metamorphosin, X, 9
  • Giovanni di Garlandia, Integumenta Ovidii, I, 1-20
  • Giovanni del Virgilio, Allegorie Librorum Ovidii Metamorphoseos, X, 10
  • Ovide Moralisé, X, vv. 929-1079; vv. 3560-3678
  • Petrus Berchorius, Ovidius Moralizatus, Liber X
  • Giovanni Boccaccio, Genalogie deorum gentilium libri, II, 49, XLIX
  • Giovanni dei Bonsignori, Ovidio Metamoprphoseos Vulgare
  • Guillaime de Lorris – Jean de Meun, Roman de la Rose, vv.20787-21156
  • Christine de Pisan, Epistre d’Othéa à Hector, Cap. 22
  • Raffaello Regio, Metamorphoseon Pub. Ovidii Nasonis libri XV. Simon Bivilacqua, Venezia 1493
  • Niccolò degli Agostini, Tutti li libri de Ovidio Metamorphoseos tradutti dal litteral in verso vulgar con le sue allegorie in prosa, Venezia 1522
  • Lodovico Dolce, Le Trasformationi, Gabriele Giolito, Venezia 1553
  • Gabriele Simeoni, La vita et metamorfoseo d’Ovidio figurato et abbreviato in forma d’epigrammi, per Giovanni di Tornes, Lione 1559
  • Giovanni Andrea Dell’Anguillara, Le Metamorfosi di Ovidio ridotte in ottava rima, Venetia 1561

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