Mitologia Greca_ la Guerra di Trioessa

Mitologia Greca: la Guerra di Trioessa

La Guerra di Trioessa è un avvenimento che vide contrapposti gli Epei contro i Messeni, raccontato da Nestore che il vecchio eroe Nestore racconta ai Greci durante la Guerra di Troia, avvenuta quando ancora era ragazzo e

Premessa

Con questo articolo voglio dare il via alla rubrica delle guerre mitologiche: quei combattimenti – che si trattino di guerre o di battaglie – che non rientrano nell’ambito storico, ma prettamente in quello mitologico, tenendo sempre presente comunque il fatto che la storia e la mitologia molte volte si mischiano impedendo molte volte di distinguerne i confini.

Un altro articolo che riguarda le guerre mitologiche è la Battaglia del fiume Sangario, uno scontro tra Frigi ed alleati (tra cui un giovane Priamo) contro le Amazzoni.


Considerazioni dei termini dell’articolo

Per meglio comprendere i nomi e i termini utilizzati in questo articolo, ecco il motivo delle mie scelte:

  • Eracle è il nome esatto utilizzato dai Greci per il loro eroe per eccellenza, ma questo personaggio della mitologia greca oggi è più famoso con il nome Latino, che è appunto Ercole: ecco perché nel testo ho preferito scegliere la forma latina a quella greca; se ti può essere utile ho creato un articolo per il confronto dei nomi greci e romani delle divinità e deli eroi.
  • Sebbene quando si parla di Guerra di Troia si faccia riferimento sempre alla guerra scaturita per il rapimento di Elena di Sparta – la donna più bella del mondo -, ci sono state due differenti guerre condotte dai Greci contro la città di Troia; ecco la mia scelta di identificarle separatamente in questo modo sia in questo che in altri articoli:
    • La Guerra di Ercole contro Troia = il conflitto condotto da Ercole contro la città di Troia dove regnava in quel periodo Laomedonte;
    • la Guerra di Troia = la guerra dei vari Greci riuniti sotto la giuda di Agamennone contro il regno di Priamo per punirli del rapimento di Elena, la moglie del re della Laconia, Menelao.
  • La scelta di chiamare questo episodio Guerra di Trioessa è mia, dandogli il nome della città principale dell’evento, e con tale termine la indicherò sempre nei miei articoli.

Le radici della guerra

Il tema della guerra

La guerra protagonista di questo articolo avviene prima della Guerra di Troia.
Vede come contrapposti due regni Greci siti nel Peloponneso, in un contesto storico denominato miceneo (per maggiori informazioni riguardo il periodo storico miceneo visita la sezione dedicata alle video lezioni sui Minoici e i Micenei):

  1. il regno con sede nella città di Pilo, dove sul seggio siede Neleo; nella regione denominata nel periodo classico Messenia;
  2. e il regno degli Epei con il re Augia; una regione già allora denominata anche Elide.

Conosciamo la Guerra di Trioessa tramite l’Iliade, dove il poeta Omero la fa raccontare da un vecchio Nestore agli altri capi Argivi presenti alla Guerra di Troia.
Nestore ricorda che tale guerra a cui lui partecipò avvenne quando ancora era ragazzo, e fu la sua prima esperienza bellica.

La situazione prima della guerra

Il regno in declino di Neleo

Il regno di Pilo si trovava nella Messenia, dove – come ricordato sopra – regnava Neleo, figlio di Poseidone.
Tale regione si trovava nella parte sud-occidentale della Penisola del Peloponneso.
Sebbene il re Neleo avesse avuto nella sua vita ben dodici figli, e il suo regno contasse molte terre e città, al momento dell’inizio della guerra di questo articolo il suo regno era in declino.
Gli rimaneva infatti un unico figlio, il più giovane tra tutti: Nestore.

La Guerra tra Ercole e i Messeni

Tutto questo a causa della Guerra tra Ercole e i Messeni avvenuta poco prima dell’evento del tema dell’articolo: questo conflitto armato era stato scatenato dall’eroe tebano Ercole, che – volendo vendicarsi per i torti subiti dai Messeni – aveva radunato un esercito ed aveva invaso il regno di Neleo fino a raggiungerne la capitale.

L’eroe Tebano aveva vari motivi per odiare il regno governato da Neleo, e fu per questo motivo che appena ne ebbe la possibilità scatenò la sua vendetta con una guerra, come fece d’altronde molte volte anche contro altri avversari.

In questa guerra dell’eroe figlio di Zeus furono coinvolte e ferite anche varie divinità, e dopo varie avventure Eracle ebbe la meglio sugli avversari, conquistando Pilo e uccidendo tutti i figli del re tranne il giovanissimo Nestore, ancora fanciullo.
Durante questa guerra perì il fior fiore dei guerrieri Messeni e Pilo subì grosse devastazioni.

Secondo una variante anche il re Neleo perse la vita nella battaglia finale trafitto da una freccia di Eracle.
Il regno sarebbe quindi passato al giovane Nestore unico sopravvissuto delle famiglia di Neleo.
In questo articolo scelgo invece la versione omerica dove il re sopravvive alla guerra, ma perde tutti i figli tranne comunque Nestore.

Le angherie degli Epei

Della fase di declino del regno di Pilo ne approfittò il confinante regno settentrionale degli Epei governato da Augia.
Gli Epei vivevano nella regione nord-occidentale della Penisola del Peloponneso.
Tale territorio era anche denominato Elide, e gli abitanti di volta in volta potevano essere chiamati Elei o – appunto – Epei già dallo stesso Omero.
Il regno di Augia, al contrario di quello di Neleo, si trovava al suo apogeo in quel momento, e lo dimostrava anche il mito che narrava dell’immensa quantità delle mandrie del re, che saranno protagoniste di una fatica di Ercole, e di una sua ennesima vendetta.

Essendo gli Epei a conoscenza della debolezza del confinante a causa della Guerra tra Ercole e i Messeni, iniziarono a fare i prepotenti con continue provocazioni e furti ai danni dei Messeni.
Tali angherie degli Epei non si riversavano solamente in furti contro il popolo.
In un occasione ad esempio Neleo volle gareggiare in una competizione nel regno degli Epei per un tripode, e mandò per questo motivo il proprio carro e i quattro cavalli addestrarti alla corsa, condotti da un auriga esperto.
Augia tenne per se sia il carro che i cavalli, rimandando indietro l’auriga a mani vuote.


La guerra di Trioessa

Ed ecco ora gli avvenimenti della Guerra di Trioessa.

La spedizione punitiva dei Pili

Stanco dell’atteggiamento prepotente degli Epei e trovato un buon numero dei compagni, il giovane Nestore decise di reagire e di vendicarsi di loro.
Organizzò quindi una razzia contro i vicini in un luogo dove sa essere radunato un gran numero di bestiame.
Qui Nestore e i suoi compagni si imbatterono contro i difensori che decisero di riorganizzarsi per difendere il bestiame, ma Nestore e i suoi riescono ad avere la meglio uccidendone una parte dei difensori e facendo fuggire i restanti.
In questa occasione Nestore uccise il suo primo avversario, un nobile possidente di nome Itimoneo che era stato il protagonista nell’organizzare la difesa.

Impadronitosi di un abbondate bottino Nestore e i suoi compagni in nottata ritornarono a Pilo senza essere inseguiti dal nemico.

La quantità del bottino

La quantità del bestiame razziato era elevata, e Nestore nell’Iliade è molto preciso nell’elencarlo.

  • una cinquantina di mandrie di bovini;
  • altrettanti branchi di capre;
  • lo stesso numero di gruppi di porci;
  • un altra cinquantina di greggi di capre;
  • centocinquanta cavalle femmine con molti puledri a presso;
  • un numero non precisato di pastori.

Il re Neleo fu ben felice dell’impresa compiuta dal figlio, e dal bestiame decids di tenere per se solo la parte che ritenne giusta come compenso del furto dei cavalli e del carro subito in precedenza.
Quindi prese trecento capi tra buoi e pecore, con i relativi pastori.

I capi dei Pili radunarono quindi tutti coloro che avevano subito nel tempo le sopraffazioni degli Epei, dividendo in questo modo il resto del bestiame razziato.
Nestore durante il suo racconto precisa che nessuno se ne andò a mani vuote.

La controffensiva degli Epei

L’assedio di Trioessa

Gli Epei non si aspettavano una vendetta così forte dei vicini, e pieni di rabbia decisero quindi di punirli in modo drastico.
Si organizzarono e scelsero di reagire all’affronto con le armi radunando l’esercito.

Tre giorni dopo la spartizione del bottino avvenuta a Pilo, l’armata dell’Elide invase il territorio messeno marciando nella pianura fino ad arrivare a Trioessa, una città di confine collocata sul fiume Alfeo che si trovava su di un colle scosceso appartenente al regno di Pilo.
Gli Epei cinsero d’assedio la città per conquistarla.
Questa città doveva essere cinta probabilmente da mura, infatti anche Pausania la ricorda con il termine castello.

In alcuni casi questa città è chiamata anche Trione.

Nel suo racconto Nestore non descrisse come avvenne l’assedio di Trioessa, ne purtroppo i nomi dei suoi difensori.

Le contromisure dei Pili

Ad avvisare i Pili del pericolo in corso ci pensò la Dea Atena in persona, che scese dall’Olimpo per giungere da loro con la notizia dell’invasione degli Epei.
Informati in questo modo dalla divinità, i Pili il giorno dopo si precipitarono armati verso il fiume Minieo, con l’intento di radunare il maggior numero di truppe dalla Messenia.

Attesero fino a sera l’arrivo dei rinforzi delle varie città, rifocillandosi e sacrificando varie vittime a Zeus, un toro all’Alfeo, un toro a Poseidone ed una giovenca ad Atena.
Preso il pasto serale divisi nei reparti e passata la notte sulle rive del fiume, il mattino dopo si presentarono davanti alla città di Trioessa ancora assediata dagli Elei.

Le due armate quindi si schierarono per affrontarsi in una battaglia campale.


Le forze in campo

Le battaglie omeriche

Nestore non specifica il numero delle forze in campo, ed essendo una battaglia mitologia non posso di certo appellarmi a ricerche storiche e archeologiche riguardanti questo specifico scontro.

I reparti dell’esercito omerico

Riassumendo gli eserciti di Omero erano formati da vari reparti.

I carri da guerra

Il perno della propria forza consisteva nei carri da guerra: le truppe di élite dell’epoca.
La traduzione delle fonti Ittite hanno dimostrato che il loro utilizzo era talmente fondamentale in battaglia, che singoli regni micenei potevano metterne in campo anche un centinaio.

La fanteria

Il grosso dell’esercito era comunque formato dalla fanteria.
La fanteria omerica presenta varie tipologie di armamento, il probabile incrocio tra periodo miceneo e periodo arcaico.

Il fante omerico poteva essere sia armato pesantemente, come Aiace Telamonio con il suo scudo a torre, o con armamento leggero come Aiace d’Oileo.
Tombe micenee e raffigurazioni di quel periodo hanno dimostrato anche in questo caso la veridicità della descrizione delle armature, degli scudi, e delle armi raccontate da Omero.

Gli arcieri

Gli arcieri – al contrario del periodo classico greco – erano ben visti e utilizzati senza remora.
Non solo i soldati dell’esercito, ma anche i principi erano maestri in questa tipologia di arma, e ne troviamo diversi elencati nell’Iliade.

  • Merione da Creta
  • Filottete dalla Tessaglia (che aveva ricevuto l’arco e le frecce in eredità da Ercole)
  • Teucro dell’isola di Salamina, fratello di Aiace Telamonio
  • Paride Alessandro principe di Troia
  • Pandaro di Zeleia

I due schieramenti

Gli Epei

Non viene specificato il comandante in campo dell’armata, e di certo non era il re Augia.
Nestore cita il nome di Mulio al comando dei combattenti col carro, presenti in gran numero. Questo personaggio era il genero del re Augia, dato che aveva come sposa la bionda Agamede, la figlia maggiore del re, conoscitrice di tutti i farmaci che la terra produceva.
Essendo Mulio definito al comando dei combattenti col carro – come abbiamo visto l’élite dell’esercito omerico – posso ipotizzare che Mulio fosse il lawaghetas dell’esercito di Augia.

Tra i combattenti Nestore cita i due giovanissimi Molionidi, alla loro prima battaglia.
I Molionidi erano i due gemelli Eurito e Cteato figli del dio Poseidone, ed adottati da Attore, fratello del re Augia.
Essi combattevano su di un unico carro, ma nonostante il loro rango non sono al comando dell’armata, una scelta dettata sicuramente sia dalla loro giovane età e inesperienza.

Nestore non precisa il numero dell’esercito del re Augia.
Faccio quindi delle ipotesi.
Probabilmente gli Epei avevano la forza di mettere in campo quasi un centinaio di carri, e con essi un cospicuo numero di soldati, sicuramente qualche migliaia si soldati.
Nel Catalogo delle navi dell’Iliade, che elenca la composizione delle forze greche partecipanti alla guerra di Troia, gli Epei partirono con 40 navi.
Da questo dato il numero totale dell’esercito degli Epei alla Guerra di Troia si aggira tra i 4.000 e i 5.000 soldati.
Non si tratta di un numero cospicuo, altri regni avevano un esercito più numeroso negli eventi dell’Iliade, ma gli Epei arrivarono alla guerra di Troia dopo diverse sconfitte, quindi è probabile che prima di Trioessa essi fossero al loro apogeo.

Successivamente alla Guerra di Trioessa contro Pilio, anche gli Epei subiranno una guerra vendicativa da parte di Eracle, venendone sconfitti e subendo a loro volta una strage come già accaduto per i vicini Messeni di Neleo.

L’esercito di Pilo

Nel suo racconto Nestore si dimentica totalmente dei propri compagni dello scontro.
I dati in mio possesso sono miseri:

  • anche in questo caso si può dedurre che il sovrano, Neleo, non comandava l’armata;
  • Neleo non voleva che – data la sua giovane età – il giovane Nestore partecipasse alla guerra, e quindi gli nascose i cavalli da guerra, questo ci fa capire che Nestore, che nonostante tutto parteciperà allo scontro, non è al comando dell’armata dei Messeni.

Nonostante questo Nestore partecipa alla battaglia schierandosi tra i fanti.

Non ci sono informazioni a riguardo del resto dell’armata dei Pili, ne i nomi di nessun partecipante.
Nestore concentra tutto il racconto su se stesso.

Per riuscire a ipotizzare qualcosa comunque viene in mio aiuto ancora una volta il Catalogo delle navi dell’Iliade.
Nestore aveva partecipato alla Guerra di Troia guidando una flotta composta da 90 navi: si tratta di un esercito di circa 10.000 uomini, uno dei più numerosi che seguirono gli Atridi.

Ovviamente alla Guerra di Troia Nestore giunge con il proprio regno all’apice della propria potenza.
Al contrario l’armata di Pilio che giunse ad affrontare gli Epei a Trioessa era ben inferiore, dato che – come ricordato in precedenza – aveva subito pesanti perdite nella Guerra tra Ercole e i Messeni.

Ci troviamo quindi con due regni che si affrontano ognuno con due fasi opposte:

  • il regno del nord di Augia, gli Epei, al loro apogeo;
  • il regno del sud di Neleo, i Pilii, che arrivano nel momento del loro declino.

La battaglia campale

Nel sorgere del sole i due eserciti si schierarono uno di fronte all’altro, pronti alla battaglia.
Primo dello scontro entrambe le armate invocarono gli Dei.
Nestore nel suo racconto precisa che i Pilii invocarono Zeus ed Atena, ma non ci rivela invece cosa invocarono gli avversari.

Successivamente i due eserciti diedero il via alla battaglia scontrandosi.

Il primo ad abbattere un avversario fu Nestore, che uccise proprio Mulio che gli si era presentato di fronte per affrontarlo, e dopo aver eliminato anche il suo auriga si impadronì del suo carro.
Questo gli permise di continuare la battaglia combattendo questa volta da un carro e non più tra le file dei fanti, senza precisare il nome di colui che gli fece da auriga.

Alla scomparsa del loro comandante avvenuto al primo scontro, l’armata degli Epei viene atterrita ed i soldati rompono i ranghi, facilitando il compito ai carristi e alla fanteria dei Messeni.

Nestore racconta di essersi impadronito di cinquanta cocchi, uccidendone i guerrieri – l’auriga e il combattente -, per un totale di un centinaio di avversari eliminati.
Nestore nel suo ricordo si rammarica perché avrebbe potuto uccidere anche i gemelli Molionidi, ma l’intervento del loro padre, Poseidone, è propizio ai due giovane, perché li Dio li avvolge con una densa nebbia permettendogli in questo modo di salvarsi.

Gli Epei ormai sconfitti fuggirono dal campo di battaglia, e vengono irrimediabilmente massacrati dai Pilii inseguitori per tutta la pianura.
L’inseguimento e la strage continua fino alla città di Buprasio, al nord in territorio degli Epei, e fino alla Rocca Olenia, presso il Colle d’Alisio, dove Nestore uccise il suo ultimo avversario senza però specificarne il nome.

I Pilii vincitori infine tornarono indietro portando Nestore in trionfo, carichi di bottino che l’eroe vuole specificare:

  • carri da guerra,
  • cavalli,
  • armi
  • ed armature.

Conseguenze

Nestore non citerà ulteriori scontri tra Epei e i Pili successivi alla battaglia campale di Trioessa.
Quindi è da considerare questo scontro come il punto finale della guerra.

Con questa schiacciante vittoria dei Messeni terminano le angherie degli Epei, dando in questo modo al regno di Pilio la possibilità di crescita che è testimoniata dal Catalogo delle navi..
Secondo Pausania Neleo morirà successivamente di malattia a Corinto, dove verrà sepolto, e il regno passerà in mano a Nestore, eroe di Trioessa.

Al contrario il regno degli Epei termina il periodo di apogeo che aveva raggiunto, iniziando un declino che sarà accentuato dalla successiva sconfitta durante l’invasione di Eracle, dove venne ucciso lo stesso re Augia assieme ai nipoti Molionidi.


L’autore dell’articolo

Davide Bugatti

Autore

Ideatore e il fondatore del progetto Wilusa, oltre a gestire il sito principale – www.wilusa.it – gestisce ed è autore di articoli divulgativi del sito www.guerraepace.it facente sempre parte del progetto.

Appassionato di mitologia e di storia antica.


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